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UN “TAVOLO” VENETO PER LA FILIERA DELL’EDITORIA

Confcommercio Veneto e Snag l’hanno presentato in un webinar con la partecipazione, tra gli altri, del sottosegretario Andrea Martella

mercoledì 09 dicembre 2020

È stato presentato nei giorni scorsi, in un webinar, il Tavolo veneto della filiera dell’editoria, che raduna tutti i soggetti coinvolti nel processo di produzione, distribuzione e vendita dei quotidiani e dei giornali. L’iniziativa è stata promossa da Confcommercio Veneto e da Snag, sindacato dei giornalai, per analizzare la situazione e gli scenari futuri delle edicole. “Modernizzazione” e “polifunzionalità” sono le sfide da affrontare in quadro non proprio incoraggiante, per la progressiva chiusura dei punti vendita a cui si sta assistendo.

Dopo i saluti del presidente di Confcommercio Veneto Patrizio Bertin e moderati da Dario Devitofranceschi, di Snag, al webinar sono intervenuti, nell’ordine, Andrea Innocenti, presidente dello stesso sindacato; Mario Conte, sindaco di Treviso e presidente di Anci Veneto; Andrea Martella, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria; Luisa Luise, dirigente dell’area Sviluppo economico della Regione; Andrea Riffeser Monti, presidente Fieg, federazione degli editori dei giornali; Piero Danioni della società Sodip di distribuzione; Samuele Bertuccio, vice presidente di File, i liberi editori e Monica Andolfatto, segretaria regionale di Fnsi, il sindacato dei giornalisti.

“L’avvento del digitale – ha detto Bertin – ha stravolto le abitudini di leggere le notizie, incidendo profondamente sulla vendita della carta stampata. Oggi il ruolo delle edicole è svilito. Per rilanciarle non si può che battere una strada: quella della trasformazione per sostenerne la competitività”.

Innocenti ha fornito dati eloquenti: migliaia di edicole hanno chiuso negli ultimi anni e durante il lockdown primaverile in media 8 punti vendita al giorno; mentre i fatturati sono scesi in media del 30% ma con punte del 70. “Se durante l’emergenza – ha affermato – le edicole fossero state tutte chiuse, il settore sarebbe morto. Invece va rivolto un grazie agli edicolanti che, a rischio della loro incolumità, hanno garantito ogni giorno il diritto all’informazione dei cittadini”. Dallo Snag sono giunte richieste precise: rafforzare il credito d’imposta; incrementare la forfetizzazione delle rese del 95%; creare un bonus edicola anche per il 2021; informatizzare la rete per commercializzare anche altri beni; rafforzare le collaborazioni con le pubbliche Amministrazioni e creare reti su base nazionale; investire contributi a fondo perduto per ristrutturare chioschi, negozi e arredi.

L’edicola è punto di riferimento per un territorio e una comunità – ha spiegato Conte – Grazie anche al protocollo firmato da Anci con Fieg, è necessario accompagnare il cambiamento affinché da punto vendita a un punto servizi, ad esempio per accedere all’anagrafe o prenotare una visita medica. Bisogna però comprendere che questo si può fare solo se si sceglie di investire le necessarie risorse”.

Martella ha ricordato come “il settore fosse in crisi già prima della pandemia. Il governo si è impegnato a misure di supporto nella legge di bilancio, con i decreti di ristoro per le attività e ora c’è la grande opportunità del Recovery found: tutti strumenti che devono favorire la resilienza e la ripartenza della rete di vendita. Certo, servono il credito d’imposta, il prolungamento del bonus, il supporto alla modernizzazione e alla digitalizzazione, ma nel contempo bisogna tornare a promuovere la lettura, soprattutto tra i giovani. L’informazione ha un ruolo chiave, specialmente quando è assicurato il pluralismo, perché una società più informata è più libera e democratica”.

Luise, nel portare i saluti dell’assessore regionale allo Sviluppo economico Roberto Marcato,  ha sottolineato che “è necessario mettere in campo politiche attive per favorire la polifunzionalità delle edicole. Una funzione fondamentale la possono esercitare i distretti del commercio, che aggregano imprese e territori e possono valorizzare le edicole”.

Monti Rifesser ha evidenziato che “non possono bastare dei sussidi. Quindici anni fa venivano venduti otto milioni di quotidiani al giorno, oggi siamo a un milione e mezzo. La gente si è abituata ad avere tutto a casa con la tecnologia. Servono il coraggio, la capacità e i finanziamenti per rifare completamente le edicole e accompagnarle al cambiamento”.

Mentre Donioni ha rilevato “l’importanza della diffusione delle copie cartacee e che la vera scommessa da vincere è che diventino luoghi pubblici”, Bertuccio si è detto preoccupato “per tutti quei paesi che hanno solo un’edicola, pensiamo alle località di montagna, che se chiude lascia i residenti sprovvisti di un servizio essenziale. Ma bisogna anche rendersi conto che il reddito ormai non può venire solo dalla filiera della stampa, occorre diversificare”.

In conclusione, Andolfatto, portando i saluti del presidente nazionale Fnsi Giuseppe Giulietti, ha osservato: “E’ imprescindibile che l’edicola sia un punto di socializzazione, tuttavia è decisivo che ciò che vende sia un prodotto giornalisticamente di qualità mentre, invece, assistiamo al taglio sistematico del costo del lavoro e a un sempre più massiccio sfruttamento del precariato. Anche questo contrasta il fenomeno delle fake news che viaggiano in rete. Il digitale non può cannibalizzare il prodotto cartaceo che però costa tantissimo. Ma bisogna essere chiari: non c’è qualità e non c’è libertà d’informazione se un pezzo viene pagato tra i 7 e i 15 euro”.

Vediamo da vicino lo stato di salute delle edicole in Veneto emerso durante il webinar: quelle cessate tra il 2018 e il 2020, nel raffronto sul primo semestre, sono 190, pari al 16% del totale, con la chiusura, in media, di un’edicola ogni 5 mila abitanti, che pone un problema di capillarità di presenza; in un anno e mezzo (dal dicembre 2018 al giugno 2020) hanno chiuso 952 punti vendita, ben il 17% del totale. In proiezione al 2023, è previsto il tracollo delle edicole esclusive e dei loro fatturati. D’altronde, in un anno, le copie vendute sono crollate: da giungo 2019 a giugno 2020 sono diminuite di oltre 2 milioni unità, pari al 25% (stime Agcom). Nel contempo, nella stessa variazione annua, il digitale è cresciuto dell’11%, ma nella variazione quinquennale 2016-2020 il segno meno è+ per entrambe le voci: -47% per il cartaceo, -21% per il digitale. Infine, quanto ai prezzi dei giornali, quotidiani e periodici, in Italia nell’ultimo anno la crescita è stata appena dell’1,3%, negli ultimi cinque anni del 4,9%, negli ultimi dieci del 25,2%, dati che pongono il nostro Paese agli ultimi posti della relativa classifica.

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