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STOP ALLO SCI FINO AL 5 MARZO, "INSORGONO" LE IMPRESE

Un giorno prima della riapertura degli impianti, il governo ha bloccato la ripresa delle attività sciistiche. Sangalli (Confcommercio): "Subiamo anche il caos generato dagli annunci". Confturismo: "Messaggio negativo al Paese"

martedì 16 febbraio 2021
STOP ALLO SCI FINO AL 5 MARZO STOP ALLO SCI FINO AL 5 MARZO
Fonte: Confcommercio Nazionale

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021, data di scadenza del Dpcm 14 gennaio 2021. "Il provvedimento -si legge in una nota - tiene conto dei più recenti dati epidemiologici comunicati venerdì 12 febbraio dall'Istituto Superiore di Sanità, attestanti che la variante VOC B.1.1.7, detta variante Uk e caratterizzata da maggiore trasmissibilità, rappresenta una percentuale media del 17,8% sul numero totale dei contagi. La preoccupazione per la diffusione di questa e di altre varianti del virus SARS-CoV-2 ha portato all'adozione di misure analoghe in Francia e in Germania. Nel verbale del 12 febbraio, il Comitato Tecnico Scientifico, con specifico riferimento alla riapertura degli impianti sciistici nelle Regioni inserite nelle cosiddette ''aree gialle'', afferma che ''allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale''. "Il Governo si impegna a compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori", conclude la nota del ministero della Salute.

Da parte sua il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, ha sottolineato che "servono risposte da subito". Gli indennizzi "devono essere nel testo del decreto Ristori 5 e non in sede di conversione con emendamenti, sennò si perde tempo".

Sangalli (Confcommercio nazionale): "Situazione inaccettabile"
"Dopo la zona rossa decretata per sbaglio in Lombardia adesso subiamo il caos generato dagli annunci sulla stagione sciistica, prima aperta e poi chiusa. Questo significa altri pesantissimi danni per le imprese. Una situazione inaccettabile". Questo il commento del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli sulla decisione di rinviare l’apertura degli impianti di sci al 5 marzo.
"Speriamo davvero - prosegue Sangalli - con il governo Draghi, in un cambio di marcia soprattutto per quanto riguarda chiarezza e capacità. Le imprese più colpite dalla crisi sono quelle del terziario, in particolare la filiera del turismo e della ristorazione".
"Bene aver individuato, come da noi richiesto - conclude il presidente di Confcommercio -il Ministero del Turismo ma adesso va messa in cantiere un’azione più veloce ed efficace per garantire la sopravvivenza di migliaia di imprese penalizzate dai vari lockdown”.

Confturismo: "Blocco allo sci è messaggio negativo al Paese"
"Con quest'ultimo colpo si completa un anno intero di blocco per il turismo, sostanzialmente senza soluzione di continuità". parole amare quelle del presidente di Confturismo, Luca Patanè, dopo la deisione del govrno di bloccare le attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo. "Bloccare l'apertura degli impianti sciistici la sera prima dell'annunciata apertura è un messaggio negativo per il Paese. Ora si volti pagina rimettendo subito il turismo al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ma ancora più urgente è completare in tempi rapidissimi il passaggio delle consegne dal Mibact al nuovo Mistero del Turismo per non fermare le assegnazioni di aiuti alle imprese del settore fissate per legge che già sono in ritardo di mesi".

Confturismo Veneto, "Inferociti per rinvio stagione sci"  
"Sono inferocito". Così Marco Michielli, presidente regionale di Confturismo e di  Federalberghi Veneto e vicepresidente nazionale della confederazione, alla notizia del rinvio al 5 marzo della stagione sciistica. "Sembrava impossibile, ma purtroppo per la sesta volta, a due giorni dalla  possibile riapertura, è arrivato l'ennesimo stop". "Stop che a questo punto può essere definitivo - aggiunge il presidente di Confturismo Veneto - perché se questi signori a Roma pensano che le attività del mese di marzo possano in qualche modo salvare  la stagione invernale dimostrano di non conoscere minimamente la realtà dell'economia della montagna. Vogliamo considerare la rabbia di chi per sei volte ha gettato soldi nelle pulizie delle strutture, assunto i dipendenti, ordinato e poi gettato le materie prime, riscaldato gli ambienti, sempre avvisato all'ultimo giorno che non avrebbe potuto aprire? A questo punto si rendono indispensabili risarcimenti seri, non certo i 'ristori' che fino ad oggi abbiamo visto. Questo, sia chiaro, non vale solo per la montagna, ma per tutto il settore turistico". "Tutte le aziende - conclude Michielli - sono esauste e non c'è più il minimo di cassa vitale per poter far proseguire le attività".

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