SPRECO ALIMENTARE, CONTINUA IL TREND IN CALO
In Italia lo spreco alimentare misurato nel gennaio scorso è sceso di 63,9 grammi settimanali, da 617,9 grammi a 554, rispetto alla rilevazione effettuata nel febbraio 2025. si tratta di “soli” 79,14 grammi al giorno per ciascuno di noi, ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari tocca cifre vertiginose: vale infatti oltre 13 miliardi e mezzo di euro, pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo, 7 miliardi e 363 milioni solo nelle nostre case (nella distribuzione il costo dello spreco vale quasi 4 miliardi e nell’industria oltre 862 milioni). È quanto emerge dai dati del “Caso Italia 2026”, il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso il 3 febbraio scorso in vista della tredicesima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio, indetta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione “Spreco Zero”.
Il nostro Paese, insomma, migliora anche se non abbastanza restando al di sopra della media europea. Tra i cittadini la performance migliore è quella dei “boomers”, nati fra il 1946 e il 1964, che fissano lo spreco settimanale pro capite medio della loro famiglia a 352 grammi. Più indietro le famiglie della generazione Z, nati fra il 1997 e il 2012, posizionate a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite. Poco meglio le famiglie “millennials”, nati tra il 1980 e il 1994, con 750 grammi settimanali pro capite, e quelle della generazione X (tra il 1968ne il 1980) con 478 grammi settimanali pro capite. Dalla ricerca emerge comunque una diffusa consapevolezza intorno al tema “spreco”: il 94% degli italiani dichiara infatti la sua attenzione alla questione. Fra questi, il 63% getta qualcosa meno di una volta a settimana e solo il 14% spreca quasi quotidianamente.
Si spreca un po’ meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%) e un po’ di più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%) e al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%). Nella hit dei cibi sprecati svettano la frutta fresca (22,2 grammi a settimana), la verdura fresca (20,6 grammi) e il pane fresco (19,6 grammi). In generale gli italiani sprecano per cause prevalentemente organizzative: cattiva conservazione del cibo nel 38% dei casi, dimenticanza per il 33% e sovra-acquisto per il 28%. Le giovani generazioni, quanto a loro, sprecano per un contesto di “fragilità cumulative”: le principali barriere sono dimenticanza, fatica, tempo e costi percepiti, soprattutto tra i giovani, insieme a un minore senso di efficacia individuale
Dal 5 febbraio nei pubblici esercizi arriva il Donometro
Dal Rapporto Waste Watcher International emerge che otto italiani su dieci nel 2026 non sprecheranno il cibo al ristorante perché di regola lo consumano tutto, oppure porteranno a casa il cibo rimasto. Il 93% dei clienti, infatti, riceve dal cameriere il contenitore per portarsi a casa il cibo e non si vergogna più di farlo, e sei volte su dieci la proposta di recuperare il cibo avanzato arriva direttamente dal ristoratore. A proposito dei luoghi nei quali viene venduto il cibo dal 5 febbraio, anche grazie al sostegno di Fipe, arriva ufficialmente il Donometro, la prima app nata per aiutare famiglie, scuole e imprese a misurare e ridurre lo spreco alimentare. Il principio è semplice: ogni giorno bar, pasticcerie e piccoli esercenti si trovano con alimenti invenduti ma ancora perfettamente consumabili. Attraverso la piattaforma, l’esercente potrà con pochi clic registrare e confermare la donazione. L’associazione beneficiaria riceve notifica immediata, organizza il ritiro e archivia digitalmente il flusso: un processo rapido, sicuro e tracciabile.
Stoppani: "investire nell’educazione alimentare delle giovani generazioni"
“Come sistema Confcommercio avvertiamo la responsabilità di contribuire alla riduzione dello spreco alimentare sia per la parte che ci compete come settore di attività economica, sia per il ruolo che ogni giorno esercitiamo nei confronti di milioni di consumatori nella distribuzione e nella ristorazione. Il riconoscimento della cucina italiana da parte dell’Unesco può essere un potente acceleratore di consapevolezza perché evidenzia che il cibo non è una merce qualunque ma un condensato di valori culturali e sociali. In tale ambito ritengo fondamentale investire nell’educazione alimentare delle giovani generazioni, affinché i valori si traducano in comportamenti responsabili che mettano al centro il rifiuto dello spreco. Continueremo a sostenere il lavoro dell’Osservatorio WWI perché la conoscenza è la vera guida per mettere a terra iniziative efficaci”: così Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe e vicepresidente vicario di Confcommercio.
Nel suo intervento Stoppani ha sottolineato l'altro l'auspicio che il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell'umanità da parte dell'Unesco "diventi un acceleratore per far crescere cultura, consapevolezza, responsabilità e azioni di contrasto anche contro lo spreco". Confcommercio, ha aggiunto, "sostiene Waste Watcher offrendo risorse economiche e collaborazione operativa, consapevole che il contrasto dello spreco alimentare è una battaglia di civiltà, che può essere vinta solo se c'è l'impegno di tutta la filiera, dalla produzione alla trasformazione passando per la distribuzione/ristorazione e con un forte coinvolgimento dei consumatori".
Stoppani ha detto infine che "Fipe è felice di aver contribuito anche allo sviluppo del Donometro che è un altro strumento di contrasto allo spreco consentendo alle eccedenze alimentari dei piccoli esercizi di essere donate alle tante organizzazioni che si occupano delle persone in povertà alimentare".
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