CONFCOMMERCIO VICENZA SU CARO CARBURANTI ED ENERGIA: “RIDURRE LE ACCISE E GLI ONERI DI SISTEMA”
“Capisco la prudenza del Governo in una situazione molto instabile, ma il problema del peso delle accise sui carburanti, così come quello degli oneri di sistema in bolletta non lo scopriamo oggi e un intervento deciso e risolutivo, ovvero strutturale, su questi temi ci vuole”. Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio Vicenza, guarda con preoccupazione allo standby dell’Esecutivo relativamente a quanto sta accadendo sul fronte energia a causa del conflitto in Iran e allo stesso tempo si sofferma sulle criticità che da tempo esistono in quest’ambito, con forti impatti sul sistema delle imprese. “Paghiamo una situazione strutturale che vede da sempre l’Italia dipendente da Paesi terzi per la fornitura del petrolio e del gas che utilizziamo; Paesi che spesso appartengono ad aree critiche dal punto di vista geopolitico – sottolinea il presidente Piccolo –. Una situazione alla quale si aggiunge un mix generativo dove le centrali a gas hanno ancora un ruolo importante. Aggiungiamo poi i ritardi sul fronte dello sviluppo delle rinnovabili, nonché la poca lungimiranza sul nucleare che necessita di urgenti decisioni – continua-. Uscire da questo impasse non è facile e non sarà immediato”.
Va detto che a seguito della guerra Russia-Ucraina molto è stato fatto per diversificare gli approvvigionamenti del gas. Basti pensare che da gennaio a novembre 2025 il Gas naturale liquefatto (GNL) risulta essere per la prima volta la principale fonte di approvvigionamento (con Usa e Qatar i principali fornitori), grazie anche ai 5 rigassificatori nazionali; al secondo posto nelle forniture c’è il gasdotto dall’Algeria, quindi l’Azerbaigian ed il Nord Europa.
“Ma non basta e ora i nodi vengono al pettine – sottolinea il presidente Piccolo –: di certo in questa fase è necessario alleggerire il peso che stanno sostenendo imprese e consumatori finali, per evitare ripercussioni oltremodo negative sui consumi”.
Va detto che in questi giorni le quotazioni dell’energia sono sulle “montagne russe”: il prezzo unico nazionale (PUN Index) il primo marzo ha quotato circa 105 euro Mwh mentre pochi giorni dopo, il 10 marzo, ha chiuso a circa 168 euro /Mwh ed in queste ore quota circa 147 euro /Mwh. Ad Amsterdam l’indice TTF del gas quotava il 26 febbraio circa 31 euro/Mwh per chiudere il 9 marzo a circa 55, ma dopo aver toccato oltre i 62 euro/Mwh. Il 10 marzo, invece, la chiusura si è assestata a circa 46 euro/Mwh.
Anche sul fronte della distribuzione di carburanti la situazione è critica. Già Figisc (la federazione dei gestori di impianti) aveva fatto notare, la settimana scorsa, che nei primi cinque giorni dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina, nel 2022, i prodotti raffinati subirono variazioni di +6,48 % per la benzina (contro il +19,24 % di questi giorni) e di +16,30 % per il gasolio (contro un +49,20 %): per dire che questa crisi, almeno nella sua prima fase, è peggiore di quella. “La nostra Federazione – evidenzia il presidente Piccolo -, ha in queste ore documentato come gli aumenti dei prezzi dei carburanti siano il riflesso delle dinamiche che si formano nei mercati internazionali del petrolio e dei prodotti raffinati, dove si determinano quotazioni e premi di rischio legati alle tensioni geopolitiche”. D’altronde è da ricordare che il gestore dell’impianto di una compagnia petrolifera, non ha alcun ruolo nella definizione del prezzo, guadagnando un margine fisso al litro definito negli accordi di categoria e subendo gli aumenti con un aggravio della propria esposizione finanziaria. Vero è, però, che se questo shock sui prezzi dovesse peggiorare e protrarsi, “sarà necessario pensare a strumenti ulteriori rispetto alla “sterilizzazione” dell’IVA – è la richiesta del presidente di Confcommercio Vicenza -: serviranno misure ben più efficaci come un deciso taglio delle accise. In tal senso, bene anche l’ipotesi, discussa a livello europeo, di mettere a disposizione del mercato le scorte petrolifere di emergenza dei Paesi Aie”, che ammontano attualmente ad oltre 1,2 miliardi di barili.
La preoccupazione è forte anche sul rischio di bollette alle stelle. Sul tema il presidente Nicola Piccolo ribadisce la posizione espressa più volte dalla Confederazione nazionale, non ultima in occasione dell’approvazione del “decreto bollette”, sulla necessità di intervenire sugli oneri di sistema, in primo luogo sulla componente Asos (onere per il supporto delle energie rinnovabili) che pesa sulle fatture delle utenze in bassa tensione per oltre 41 euro al Mwh, circa il 40% del prezzo della materia prima (se ci riferiamo alle quotazioni in essere prima che iniziasse la guerra in Iran). “Il peso di questi oneri colpisce in prima battuta proprio le utenze in bassa tensione non domestiche, dunque le imprese del commercio, del turismo, dell’artigianato – evidenzia il presidente Piccolo -, utenze che hanno generato nel 2024 un gettito per oneri di sistema di circa 3,4 miliardi di euro su un complessivo di 8,6 miliardi, risultando di gran lunga quelle che pagano più oneri di sistema. Penso che meriterebbe una approfondita discussione la possibilità di spostare questi oneri sulla fiscalità generale, oppure utilizzare una parte dei proventi delle aste Co2 – che nel 2025 hanno generato circa 2,9 miliardi di euro, per la loro riduzione. In questo modo – conclude Piccolo - si potrebbe arrivare già nel 2026 a un taglio delle bollette forte, immediato e strutturale”.
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