IL FORUM CONFCOMMERCIO: REDDITO DISPONIBILE A RISCHIO
Il Forum 2026 organizzato da Confcommercio nazionale in collaborazione con Ambrosetti dal titolo “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000”, in corso a Roma a Villa Miani, si colloca in una fase particolarmente delicata per l’economia internazionale e italiana, caratterizzata da profondi cambiamenti economici e geopolitici.
In questo contesto, le due giornate di lavoro sono dedicate non solo all’analisi degli scenari, ma soprattutto all’individuazione delle leve necessarie per sostenere la crescita, rafforzare la competitività e valorizzare il ruolo delle imprese.
L’apertura della due giorni romani ha messo subito in evidenza le conseguenze di quanto sta accadendo sullo scacchiere geopolitico mondiale. “Il rallentamento della crescita dell’Italia – spiega il comunicato di apertura del Forum - non è imputabile agli shock internazionali, ma a fattori strutturali interni presenti da decenni. Dopo il boom economico, la crescita è progressivamente crollata: dal +4,7% del periodo 1966-1980 all’1,8% tra il 1981 e il 2007, fino allo zero dell’ultimo ventennio, mentre la pressione fiscale è salita dal 25,3% al 42,2%, comprimendo investimenti e sviluppo”. È pur vero, però, che sul piano congiunturale, “l’economia italiana mostrava segnali positivi prima del conflitto – inflazione contenuta all’1,5%, consumi e PIL in crescita e occupazione ai massimi – ma le tensioni energetiche legate alla guerra rischiano di ridurre il reddito disponibile e i consumi – evidenzia la Confederazione -. Nel biennio 2026-2027, la perdita stimata arriva fino a 963 euro per famiglia nello scenario più negativo, con effetti su crescita e occupazione. E le stime di crescita, sempre nello scenario peggiorativo, sono di appena +0,3% per il 2026 e +0,4% per il 2027”.
Il quadro complessivo resta, dunque, improntato a una sostanziale incertezza e con una forte preoccupazione: “senza interventi strutturali su fisco, lavoro, competenze e qualità della contrattazione, il rischio è quello di un nuovo decennio di stagnazione, con effetti permanenti su crescita, occupazione e coesione sociale. Prospettiva che l’Italia non può certo permettersi” è l’analisi di Confcommercio. Il nodo centrale, secondo la Confederazione, “è rappresentato dalla “fiscocrazia”: eccesso di tasse e burocrazia che riduce l’orizzonte di crescita, penalizza l’innovazione e limita la propensione al rischio imprenditoriale. A questo si sommano tre fattori strutturali: meno capitale per occupato, contrazione dell’offerta di lavoro e riduzione delle competenze”.
Il Paese deve poi fare i conti anche con l’andamento demografico: l’Italia ha perso circa 9 milioni di giovani under 30 rispetto agli anni ’80, con effetti diretti sulla capacità produttiva. “La leva principale per contrastare il declino è l’aumento della partecipazione femminile al lavoro - rileva Confcommercio-: un allineamento ai livelli europei consentirebbe, infatti, circa 290mila occupate in più all’anno per il prossimo decennio”.
Accanto alla quantità, pesa sempre di più la qualità del lavoro: le competenze crescono meno della domanda delle imprese e l’obsolescenza professionale riduce la produttività e la capacità di adattamento del sistema economico. In questo contesto, il terziario di mercato si conferma il vero motore dell’economia italiana: “tra il 1995 e il 2025 il settore ha creato quasi 4 milioni di posti di lavoro, a fronte di un calo nell’industria e nella pubblica amministrazione”, sono i dati emersi durante il Forum. Il modello competitivo del Paese si fonda sempre più sull’integrazione tra beni e servizi, il cosiddetto “Sense of Italy”, che rappresenta la principale domanda internazionale verso l’Italia.
Tuttavia, questo sistema è indebolito da distorsioni interne come il dumping contrattuale: “nel terziario circa 154mila lavoratori sono coinvolti in contratti meno tutelanti, con perdite fino a 8mila euro annui assenza di welfare e effetti negativi sulla concorrenza e sulla produttività - sottolinea la Confederazione-, Il fenomeno genera anche un impatto sulla finanza pubblica, con un minor gettito contributivo e tributario di circa 560 milioni nel 2025”.
Tutti i contenuti del Forum “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000” sono presenti sul sito www.confcommercio.it.
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