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ILLEGALITÀ, “STANGATA” DA 41 MILIARDI PER COMMERCIO E PUBBLICI ESERCIZI

Indagine Confcommercio in occasione della giornata nazionale “Legalità, ci piace!": crescono abusivismo, contraffazione e taccheggi

mercoledì 13 maggio 2026
ILLEGALITÀ, “STANGATA” DA 41 MILIARDI PER COMMERCIO E PUBBLICI ESERCIZI ILLEGALITÀ, “STANGATA” DA 41 MILIARDI PER COMMERCIO E PUBBLICI ESERCIZI

Nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi circa 41 miliardi di euro, e a messo a rischio 284mila posti di lavoro regolari. È quanto emerge da un’indagine dell’Ufficio Studi di Confcommercio, presentata durante la tredicesima edizione della Giornata nazionale “Legalità, ci piace!” con la partecipazione del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, del vicepresidente dell’Anci, Stefano Locatelli, della vicepresidente di Confcommercio con incarico per la Legalità e la Sicurezza, Patrizia Di Dio e del comandante provinciale Carabinieri di Roma, Marco Pecci. Nel corso dell'evento è stato consegnato il Premio Legalità al Procuratore Capo della Repubblica di Palermo, Maurizio De Lucia.


I "numeri" della ricerca

Tra le principali voci di costo figurano l’abusivismo commerciale, che pesa per 10,5 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione con 8,5 miliardi, la contraffazione con 5 miliardi e il taccheggio con 5,4 miliardi. A queste perdite si aggiungono anche i costi legati alla criminalità organizzata e alla cyber criminalità.


Sicurezza percepita dalle imprese

Secondo l’indagine, il 29% delle imprese del terziario ritiene che la sicurezza sia peggiorata. I fenomeni criminali percepiti come più in crescita sono i furti, seguiti da vandalismi, aggressioni e rapine. Inoltre, tre imprenditori su dieci temono che la propria attività possa essere colpita da episodi criminali.


Baby gang e “mala movida”

Preoccupa anche il fenomeno delle baby gang, segnalato dal 22,8% delle imprese intervistate. Un’attività su tre teme invece gli effetti della cosiddetta “mala movida”, soprattutto per il degrado urbano, i danneggiamenti e l’aumento della microcriminalità.


Abusivismo e contraffazione

L’abusivismo e la contraffazione penalizzano quasi sette imprese su dieci. Le conseguenze principali riguardano la concorrenza sleale, la riduzione dei ricavi e la perdita di competitività. Questi fenomeni rappresentano una delle principali criticità per il settore del commercio e dei pubblici esercizi.


Il problema del taccheggio

Il taccheggio continua a essere uno dei fenomeni più diffusi: oltre sei imprese del commercio su dieci dichiarano di subirlo e quasi una su cinque ne è vittima più volte a settimana o addirittura ogni giorno. I prodotti maggiormente rubati sono cosmetici, abbigliamento, accessori moda, piccola elettronica e alimentari confezionati.


Gli investimenti in sicurezza

Per contrastare questi fenomeni, quasi nove imprese su dieci hanno investito in sistemi di sicurezza, soprattutto in videosorveglianza e allarmi antifurto. L’indagine sottolinea inoltre il forte legame tra commercio e sicurezza urbana.


Il ruolo dei negozi nella sicurezza urbana

Secondo la maggioranza degli imprenditori, una città con negozi aperti è percepita come più sicura. Al contrario, la chiusura delle attività commerciali favorisce il degrado urbano, il vandalismo e la diffusione della microcriminalità.

Per saperne di più visita il sito Confcommercio.it.

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