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L’ANALISI DELL’ OSSERVATORIO ECONOMICO-OCCUPAZIONALE DEL TERZIARIO VICENTINO

Confcommercio ha rilevato l’andamento delle imprese nel 1° semestre dell’anno. Il presidente Nicola Piccolo: “Il comparto è solido e orientato alla continuità, nonostante il contesto economico ancora molto incerto”.

martedì 28 luglio 2026
L’ANALISI DELL’ OSSERVATORIO ECONOMICO-OCCUPAZIONALE DEL TERZIARIO VICENTINO L’ANALISI DELL’ OSSERVATORIO ECONOMICO-OCCUPAZIONALE DEL TERZIARIO VICENTINO

Il Terziario di mercato chiude il primo semestre 2026 mostrando una buona capacità di tenuta, pur continuando a operare in un contesto economico caratterizzato da crescita debole e diffusa prudenza. La maggioranza delle imprese giudica soddisfacente il proprio stato di salute e dispone di una situazione di liquidità complessivamente equilibrata. È quanto emerge dall’Osservatorio Economico-Occupazionale di Confcommercio Vicenza, che ha raccolto le risposte di oltre 250 imprese vicentine dei settori commercio, turismo e servizi. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di aziende presenti sul mercato da molti anni, che hanno saputo superare le difficoltà degli ultimi esercizi.

Entrando nel dettaglio, il 44% delle imprese intervistate valuta il proprio stato di salute come ottimo o buono, con un picco del 57% nel settore dei servizi. La percentuale più bassa (30%) si registra invece nel comparto "prodotti per la casa", che comprende la vendita al dettaglio di casalinghi, arredamento e mobili, fiori e piante, elettrodomestici, prodotti per l’edilizia, il giardinaggio e l’agricoltura. Il 38% delle imprese definisce il proprio stato di salute "discreto", mentre il 18% dichiara di trovarsi, al 30 giugno 2026, in una situazione critica (non buona o pessima); questa quota di aziende era rimasta sostanzialmente stabile dal 2022 al 2025, oscillando tra il 10% e il 15%, mentre in questo primo semestre dell’anno registra un lieve incremento.

Seppur contenuti, altri segnali di rallentamento emergono dall’andamento dei fatturati. Nel confronto tra il primo semestre 2026 e lo stesso periodo del 2025, il 33% delle imprese dichiara una diminuzione del giro d’affari, a fronte del 19% che segnala un incremento. La variazione media del fatturato è pari al -4%. La flessione più marcata interessa il settore turismo e ristorazione, dove il 37% delle imprese segnala un calo del fatturato, seguito dall’ingrosso (36%) e dal dettaglio dei prodotti per la persona (33%), comparto che comprende, tra gli altri, abbigliamento e calzature, librerie, tabaccherie e distributori di carburante. In controtendenza il settore dei servizi (alle imprese, alle persone e agenzie immobiliari), che registra un incremento medio del fatturato del 4%.

Le aspettative per la seconda parte dell’anno evidenziano però un moderato recupero della fiducia. Pur prevalendo nettamente le imprese che prevedono una situazione di stabilità (71%), la quota di chi si attende un miglioramento (19%) supera quella di chi prevede un peggioramento (10%).  Le prospettive più favorevoli riguardano il dettaglio alimentare, dove il 33% delle imprese che hanno risposto al questionario si aspetta un miglioramento, seguito dai servizi e dal turismo-ristorazione (22% in entrambi i comparti). Più prudenti risultano invece le aspettative del dettaglio dei prodotti per la persona e dei prodotti per la casa, mentre l’ingrosso prevede un quadro sostanzialmente invariato.

“Nel complesso, la parola chiave sembra essere stabilità più che crescita – osserva il presidente di Confcommercio Vicenza, Nicola Piccolo –. Le imprese del terziario vicentino appaiono solide, finanziariamente equilibrate e orientate alla continuità, ma al tempo stesso mostrano prudenza perché, in un contesto economico ancora molto incerto, si fanno sentire con maggiore intensità le difficoltà della clientela e il peso dell’aumento dei costi. La fiducia però non manca, nonostante l’incognita dell’aumento ulteriore dei costi energetici e delle spinte inflazionistiche. Rischio in agguato, ma lo avvertiremo credo più avanti se ce ne saranno le condizioni, è che si inneschi una maggiore prudenza sui consumi non obbligati”.

L’Osservatorio rileva infatti che l’82% delle aziende del terziario ha riscontrato, nei primi sei mesi del 2026, segnali di difficoltà tra i propri clienti, come la riduzione della spesa o una minore frequenza degli acquisti. Altra criticità, l’aumento dei costi di gestione: l’89% delle aziende intervistate dichiara infatti di aver registrato un incremento. Per oltre la metà delle stesse (52%) l’aumento è rimasto entro il 10%, ma una quota significativa del campione (35%) ha registrato rincari superiori al 10%, di cui il 12% ha addirittura oltre il 20%. Le maggiori difficoltà emergono nel comparto del turismo e della ristorazione.

Nonostante questo scenario, l’adeguamento dei prezzi di vendita è risultato contenuto. Il 49% delle imprese ha detto di aver mantenuto invariati i propri listini, mentre un ulteriore 40% ha applicato aumenti entro il 10% ed 9% superiori al 10%. Anche per il prossimo semestre prevale la prudenza: il 49% del campione non prevede aumenti significativi dei prezzi, segnale di un contesto competitivo che rende difficile trasferire sulla clientela i maggiori costi sostenuti dalle imprese. Le intenzioni di rialzo risultano più marcate nell’ingrosso, dove il 69% delle imprese prevede un aumento dei listini, seguito dal dettaglio alimentare (60%), dal turismo e ristorazione (54%) e dal dettaglio dei prodotti per la casa (50%). Più prudenti, invece, i servizi (37%) e il dettaglio dei prodotti per la persona (31%), nei quali prevale la scelta di mantenere invariati i prezzi.

Infine, la rilevazione ha approfondito anche un tema strategico per il futuro del comparto: il ricambio generazionale. Sul fronte della successione emerge un quadro articolato: dalle risposte ricevute, il 22% delle imprese prevede un passaggio della gestione entro cinque anni, mentre un ulteriore 20% lo colloca in un orizzonte temporale più lungo. Guardando ai settori, il commercio all’ingrosso è quello in cui la successione familiare appare maggiormente programmata; nei servizi, invece, il tema non rappresenta ancora una priorità, sia perché non rientra nei programmi dell’imprenditore (33% delle imprese), sia perché molte attività sono ancora relativamente giovani (27%).
Su questo fronte, destinato nei prossimi anni a ridisegnare parte del tessuto imprenditoriale del territorio, Confcommercio Vicenza investe da tempo in specifici percorsi formativi che affiancano le imprese ad affrontare il passaggio generazionale con il supporto di esperti. L’obiettivo è favorire la continuità aziendale, salvaguardando il servizio reso dall’impresa alla comunità e i livelli occupazionali.

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