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FIGISC (GESTORI CARBURANTI) E FNAARC (AGENTI DI COMMERCIO) SUI PREZZI DEI CARBURANTI: SERVONO INTERVENTI STRUTTURALI

Per il presidente Eugenio Volpato (Figisc) “va accelerato l’iter parlamentare di approvazione della riforma del settore”, mentre per Paolo Dainese (Fnaarc), “urge limitare l’impatto dei rincari sulla categoria e aggiornare la fiscalità sull’auto per facilitare la transizione energetica”

giovedì 27 agosto 2026
FIGISC (GESTORI CARBURANTI) E FNAARC (AGENTI DI COMMERCIO) SUI PREZZI DEI CARBURANTI: SERVONO INTERVENTI STRUTTURALI FIGISC (GESTORI CARBURANTI) E FNAARC (AGENTI DI COMMERCIO) SUI PREZZI DEI CARBURANTI: SERVONO INTERVENTI STRUTTURALI

Il prezzo medio del gasolio in Veneto (in modalità self), secondo i dati comunicati questa mattina dal Mimit, è pari a 2,120 euro al litro, mentre la benzina è a 2,003.  Ad agosto 2025, in questo caso il dato è nazionale, il gasolio aveva registrato un prezzo medio di 1,631 euro al litro, mentre la benzina viaggiava a 1,710. Solo che oggi, sul gasolio, c’è pure lo sconto dell’accisa.

È la fotografia di una situazione alla quale non si riesce a mettere un freno, con conseguenze pesanti sui bilanci delle famiglie e delle imprese. “Il taglio delle accise purtroppo non ha raffreddato i prezzi, perché sono stati in parte erosi dall’avanzata delle quotazioni del greggio e dei raffinati – afferma Eugenio Volpato, presidente di Figisc-Confcommercio Vicenza, la categoria dei gestori di impianti di carburante – La nuova proroga dello sconto approvata ieri in Consiglio dei Ministri, in vista di ulteriori misure che sembrano puntare ad una selettività delle agevolazioni, apre un quadro di grande incertezza. Non c’è dubbio, infatti – continua il presidente Volpato – che il prezzo dei carburanti è già insostenibile oggi e se il trend rimane questo è difficile prevedere gli impatti sulla generalità di cittadini e imprese quando l’accisa sul gasolio tornerà piena”. 

Gli stessi gestori di impianti sono in forte difficoltà: “Il nostro margine è di circa 3 centesimi di euro al litro – spiega il presidente Volpato -, ma con questi prezzi è chiaro che oggi un consumatore ci pensa bene prima di fare un pieno di carburante e con minori vendite inevitabilmente anche la sostenibilità economica di un impianto, già ridotta all’osso, viene compromessa”. Per i gestori gli effetti diretti di questi aumenti sono però anche altri: “Prima di tutto subiamo una maggiore esposizione finanziaria, perché oggi l’esborso per acquistare una cisterna di rifornimento è ben più alto che in passato – spiega il presidente Volpato -. Poi abbiamo maggiori costi sulle commissioni relative ai pagamenti con carte di credito e bancomat, in quanto vengono calcolati in percentuale sul transato. Su questo fronte chiediamo al Governo un ritocco verso l’alto del credito d’imposta già previsto per i gestori”.

Difficile trovare una via d’uscita nel breve termine: “Il Governo ha messo in campo soluzioni tampone, che si sono dimostrate per certi versi utili nell’emergenza, ma che non risolvono il problema alla base – rileva il presidente di Figisc Vicenza –. La verità che oltre al contesto internazionale complesso, che ci vede sostanzialmente impotenti come sistema Paese, paghiamo anche l’immobilismo degli ultimi decenni per arrivare ad una seria riforma della filiera distribuzione di carburanti. Solo nel luglio scorso – continua il presidente Volpato - siamo arrivati all’approvazione di un DDL di riforma del settore che ora dovrà passare tutto l’iter parlamentare: bisogna velocizzarne l’approvazione definitiva, perché ritengo che molte delle novità contenute potranno avere benefici sull’intero sistema, anche se non nel breve termine, purtroppo".

Sul fronte delle categorie più colpite dal caro carburanti ci sono gli agenti e rappresentanti di commercio. “Il carburante rappresenta uno dei costi più importanti del nostro bilancio, basti pensare che percorriamo in media 50 mila chilometri l’anno – sottolinea Paolo Dainese, presidente provinciale di categoria Fnaarc-Confcommercio -. Chiaro che i forti rincari incidono pesantemente e vanno a vanificare anche i vantaggi del regime forfettario che ha aiutato molti agenti di commercio nella sostenibilità dell’attività”. Anche perché la motorizzazione diesel è tradizionalmente la più scelta da questi professionisti. “Sostituiamo l’auto mediamente ogni quattro anni per l’elevato chilometraggio e oggi scegliere la motorizzazione giusta per il futuro è diventato quasi un terno al lotto – afferma il presidente Dainese – E anche volessimo passare all’elettrico, oltre al problema della diffusione delle colonnine in tutta Italia e del costo delle ricariche rapide, c’è quello dei prezzi elevati di queste auto a fronte di una fiscalità per nulla favorevole”. Il limite di costo fiscalmente riconosciuto per le autovetture degli agenti di commercio è infatti ancora pari a 25.822,84 euro, importo mutuato dai 50 milioni di lire fissati nel lontano 1986 e mai adeguato ai prezzi delle auto. Da qui la richiesta degli agenti Confcommercio: “Servono correttivi strutturali per la categoria che limitino l’impatto dei rincari dei carburanti e permettano agli agenti di programmare i costi dell’attività – conclude Dainese -. E resta inoltre necessario aggiornare la fiscalità per l’acquisto dell’auto, facilitando così la transizione energetica anche degli agenti di commercio, perché è assurdo trovarci oggi dei parametri definiti quarant’anni fa”.

 

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