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SOSTENIBILITÀ: DOPO IL CAMBIO DI ROTTA UE, MENO OBBLIGHI MA PIÙ STRATEGIA PER LE PMI

Per le micro imprese da valutare la compilazione del Voluntary Sustainability Reporting Standard

lunedì 09 marzo 2026
SOSTENIBILITÀ: DOPO IL CAMBIO DI ROTTA UE, MENO OB SOSTENIBILITÀ: DOPO IL CAMBIO DI ROTTA UE, MENO OB

Il quadro normativo europeo sulla sostenibilità sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Dopo alcuni anni caratterizzati da un forte ampliamento degli obblighi di rendicontazione ESG, l’Unione europea ha imboccato nel 2025 una strada diversa, orientata alla semplificazione e alla riduzione degli oneri amministrativi per le imprese. Il risultato è un contesto in cui diminuiscono gli obblighi formali, ma cresce l’importanza della sostenibilità come leva strategica per la competitività.

Questa evoluzione è analizzata nel documento “Ritorno al passato per la rendicontazione di sostenibilità nelle PMI: nuovamente da obbligo a compliance strategica”, pubblicato nell’Informativa Reporting di Sostenibilità n. 20 (gennaio 2026) del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

I cambiamenti negli anni
Il documento rileva come negli ultimi anni la disciplina europea sul reporting non finanziario si è evoluta con grande rapidità. Il primo passaggio risale al 2014, quando la Non-Financial Reporting Directive (NFRD) ha introdotto per alcune grandi imprese l’obbligo di pubblicare informazioni ambientali e sociali. L’obiettivo era rendere più trasparenti gli impatti delle attività economiche su ambiente, lavoratori e società.

Il vero salto di scala è arrivato però con la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), entrata in vigore nel 2023. La direttiva ha esteso progressivamente l’obbligo di rendicontazione a un numero molto più ampio di imprese, introducendo anche standard comuni di rendicontazione – gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) – sviluppati dall’EFRAG. Il nuovo sistema prevedeva un’applicazione graduale tra il 2025 e il 2029 e si basava su un principio centrale: la sostenibilità non doveva più essere considerata solo una dimensione reputazionale, ma un elemento strutturale della gestione aziendale e della valutazione dei rischi.

Il pacchetto Omnibus
Questo percorso ambizioso ha però incontrato, nel giro di pochi anni, una forte revisione. Nel 2025 la Commissione europea ha presentato il cosiddetto Pacchetto Omnibus, una riforma che il Parlamento europeo ha approvato nel dicembre dello stesso anno con l’obiettivo di ridurre la complessità normativa e rafforzare la competitività del sistema economico europeo.

Il pacchetto introduce un cambiamento significativo nel perimetro degli obblighi di rendicontazione. La CSRD diventa infatti vincolante solo per imprese con oltre mille dipendenti e un fatturato annuo superiore a 450 milioni di euro. In questo modo la platea delle aziende coinvolte si riduce sensibilmente, risultando persino inferiore a quella prevista dalla precedente direttiva del 2014.

La riforma interviene anche su altri aspetti del sistema di reporting. Gli standard ESRS vengono semplificati per ridurre il numero e la complessità dei dati richiesti alle imprese, privilegiando indicatori quantitativi più immediati rispetto alle descrizioni narrative. Inoltre non sarà più obbligatoria la presentazione di piani di transizione climatica che dimostrino la compatibilità del modello di business con gli obiettivi di sostenibilità. Anche sul fronte delle verifiche esterne il legislatore europeo ha scelto una linea più prudente, eliminando il passaggio graduale verso controlli più rigorosi e mantenendo l’attestazione dei revisori a un livello di “limited assurance”.

Per le piccole e micro imprese il cambiamento ha effetti rilevanti. Con le nuove soglie dimensionali la grande maggioranza delle PMI non rientra più nel perimetro degli obblighi diretti di rendicontazione. Il pacchetto Omnibus introduce inoltre un importante principio di tutela nella catena del valore: le grandi imprese soggette alla CSRD non possono richiedere ai partner commerciali con meno di mille dipendenti informazioni di sostenibilità più dettagliate di quelle previste dagli standard volontari. Si tratta di un passaggio significativo, perché negli ultimi anni molte PMI avevano iniziato a subire una pressione indiretta a fornire dati ESG per soddisfare le richieste dei grandi clienti.

Il report per le piccole e micro imprese
Nonostante questo alleggerimento normativo, la sostenibilità continua però a rappresentare un fattore sempre più importante per il posizionamento competitivo delle imprese. Proprio per questo motivo l’EFRAG ha sviluppato uno strumento specifico per le realtà di dimensioni minori: il VSME, ossia il Voluntary Sustainability Reporting Standard for Non-Listed SMEs. Si tratta di uno standard di rendicontazione volontaria pensato per le PMI non quotate, basato su criteri di proporzionalità e su un numero limitato di indicatori relativi a temi come energia, emissioni, utilizzo delle risorse e condizioni della forza lavoro. L’obiettivo è fornire alle imprese uno strumento semplice per rispondere alle richieste informative provenienti da banche, investitori e partner industriali, senza imporre gli stessi livelli di complessità previsti per le grandi società.

In particolare, il VSME si compone di due moduli di compilazione. Il Modulo Base è concepito come livello di ingresso per tutte le PMI ed è il modulo di riferimento per le microimprese, cioè quelle con meno di 10 dipendenti. Questo modulo comprende 11 informative e si concentra sugli indicatori di sostenibilità più richiesti dai partner della catena del valore. Include, tra l’altro, informazioni fondamentali sulle emissioni di gas serra, su metriche ambientali, sulla forza lavoro interna e sui temi di anticorruzione.

Il Modulo Completo si basa sul Modulo Base e aggiunge 9 ulteriori informative che sono frequentemente richieste da banche, investitori e partner della catena del valore alle PMI. Questo modulo include, ad esempio, una breve descrizione delle pratiche ESG o delle iniziative future, gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e i piani di transizione climatica, gli incidenti gravi confermati nella catena del valore e l’eventuale esclusione dai benchmark di riferimento dell’Unione europea.

Lo standard VSME non richiede una valutazione di materialità e promuove flessibilità e facilità d’uso, consentendo alle imprese di applicare solo le informative rilevanti per la propria attività secondo il principio della “condizionalità se applicabile

Sostenibilità: non più burocrazia per strategia
Il dibattito che ha accompagnato l’approvazione del pacchetto Omnibus riflette una tensione più ampia tra due esigenze diverse. Da un lato vi è la volontà di ridurre i costi amministrativi e di evitare che un eccesso di regolazione penalizzi la competitività europea rispetto ad altre economie globali. Dall’altro lato alcuni osservatori temono che un ridimensionamento troppo forte degli obblighi possa rallentare il percorso di integrazione dei criteri ESG nelle strategie aziendali e nelle catene globali del valore.

In questo contesto il documento sottolinea come la rendicontazione di sostenibilità non debba essere interpretata esclusivamente come un adempimento normativo. Anche in assenza di obblighi stringenti, la raccolta e l’analisi dei dati ESG possono diventare uno strumento utile per migliorare la gestione dei rischi, rafforzare la resilienza aziendale e facilitare l’accesso ai finanziamenti. Per le PMI, in particolare, l’adozione volontaria di strumenti come il VSME può rappresentare un modo per trasformare la trasparenza in un vantaggio competitivo e per dialogare in modo più efficace con il sistema finanziario e con le grandi imprese della filiera.

Il nuovo scenario europeo sembra quindi riportare la sostenibilità a una dimensione più strategica che burocratica. Gli obblighi si riducono, ma resta la necessità per le imprese di integrare progressivamente i criteri ESG nei propri modelli di gestione. Per le piccole e micro imprese questo significa avere più margini di flessibilità, ma anche la responsabilità di cogliere le opportunità offerte dalla transizione verso un’economia sempre più attenta agli impatti ambientali e sociali.

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