SOSTENIBILITÀ, I CONSUMATORI ITALIANI AGISCONO E M
La sostenibilità è ormai entrata nella vita quotidiana dei consumatori europei. Ma non sempre nel modo in cui le aziende la raccontano. È uno dei dati più interessanti che emerge dal FFIND Sustainability Study 2026, ricerca condotta in Italia, Germania, Regno Unito, Francia e Spagna su un campione complessivo di 5.000 adulti, mille per ciascun Paese.
Il messaggio per le imprese è chiaro: il consumatore non ascolta più in modo passivo la comunicazione “green”. È più informato, più critico e più disposto a premiare o punire i marchi in base alla loro credibilità.
In Italia, la sostenibilità viene associata prima di tutto all’ambiente. Quando si chiede agli intervistati cosa venga loro in mente pensando a questo tema, la risposta più frequente è “ambiente e natura”, indicata dal 33,1% del campione. Seguono energia e risparmio energetico, cambiamento climatico e scelte di consumo. Molto più debole, invece, il legame spontaneo con la responsabilità delle imprese, citata solo dal 5,8%.
Questo dato dice molto. Per molti italiani la sostenibilità resta prima di tutto una questione personale e ambientale, più che un dovere delle aziende o delle istituzioni. Eppure proprio alle aziende viene chiesto di essere più chiare, più coerenti e più concrete.
Il consumatore italiano, infatti, non si limita a dichiararsi sensibile al tema. Agisce. Il 72,7% degli intervistati afferma di aver compiuto almeno un’azione sostenibile nella settimana precedente l’intervista. È un risultato superiore a quello registrato in Regno Unito, Francia e Germania, e secondo solo alla Spagna.
Le azioni più diffuse sono quelle ormai entrate nelle abitudini quotidiane: raccolta differenziata, riduzione dello spreco alimentare, attenzione ai consumi domestici. Più difficile, invece, cambiare comportamenti che incidono di più sulla routine o sul portafoglio, come usare meno l’auto privata, acquistare prodotti sostenibili o locali, evitare il fast fashion.
Per le imprese, questo è un punto decisivo. La sostenibilità funziona quando è semplice, accessibile e conveniente. Gli italiani hanno già adottato molte pratiche quotidiane. Faticano di più quando la scelta sostenibile costa di più, richiede più tempo o comporta una rinuncia.
Non a caso, il principale ostacolo indicato dagli intervistati è il prezzo. In Italia il 34,3% cita il costo dei prodotti sostenibili come barriera principale. Seguono la scarsa disponibilità di alternative e la mancanza di tempo o praticità. La sostenibilità, quindi, non può essere proposta solo come valore morale: deve diventare una scelta possibile per una platea ampia di consumatori.
Il tema più delicato resta però la fiducia. Il 77,1% degli italiani considera la comunicazione ambientale delle aziende poco credibile o vicina al greenwashing. È un dato molto forte, soprattutto in una fase in cui molte imprese stanno investendo in strategie ESG, bilanci di sostenibilità e nuove forme di comunicazione ambientale.
Il punto è che non basta più dire di essere sostenibili. Bisogna dimostrarlo. I consumatori chiedono dati chiari, impegni verificabili, coerenza tra messaggi e comportamenti. Le dichiarazioni generiche rischiano di ottenere l’effetto opposto: aumentare la diffidenza.
Questa sfiducia ha conseguenze concrete. In Italia il 52,8% degli intervistati dichiara di aver smesso almeno una volta di acquistare un prodotto o un marchio perché giudicato non abbastanza sostenibile. Tra i settori più esposti spicca il fast fashion, seguito dai beni di largo consumo e dall’e-commerce.
La reazione al greenwashing è ancora più netta. Se un’azienda venisse scoperta a comunicare in modo ingannevole la propria sostenibilità, il 68,5% degli italiani smetterebbe di acquistare i suoi prodotti. Il 65,3% ne parlerebbe negativamente con amici, familiari o sui social.
Il boicottaggio, quindi, non è più un fenomeno marginale. Sta diventando uno strumento con cui il consumatore esprime giudizi, valori e sfiducia. Dove le istituzioni vengono percepite come lente o poco efficaci, il cittadino-consumatore interviene direttamente attraverso le proprie scelte d’acquisto.
C’è poi un altro dato da leggere con attenzione. Il 75,7% degli italiani crede che le proprie scelte possano fare la differenza per l’ambiente. Tuttavia, solo il 39,2% si dice molto disposto a cambiare ulteriormente le proprie abitudini. In altre parole, molti consumatori pensano di aver già fatto abbastanza.
Per spingerli a fare di più non servono messaggi colpevolizzanti. Servono risultati visibili. Alla domanda su cosa li motiverebbe a impegnarsi di più, il 42,8% degli italiani risponde: vedere effetti concreti. Il 31,6% indica il fatto di sapere che anche gli altri si stanno impegnando. Seguono gli incentivi economici e leggi più severe.
La lezione per le imprese è evidente. La sostenibilità non può più essere trattata come uno slogan o come un semplice elemento di immagine. Deve diventare una promessa credibile, supportata da fatti, prezzi accessibili e scelte coerenti.
Il consumatore italiano è sensibile al tema, ma non ingenuo. Vuole contribuire, ma non vuole essere lasciato solo. È disposto a cambiare, ma chiede che anche aziende e istituzioni facciano la loro parte.
Nel mercato che si sta formando, la vera differenza non sarà dire di essere sostenibili. Sarà riuscire a farsi credere.
ATTENZIONE: La notizia è riferita alla data di pubblicazione dell'articolo indicata in alto, sotto il titolo. Le informazioni contenute possono pertanto, nel corso del tempo, subire delle variazioni non riportate in questa pagina, ma in comunicazioni successive o non essere più attuali.