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PROGETTO DI LEGGE REGIONALE SUL COMMERCIO: IL NODO DELLA SOMMINISTRAZIONE NON ASSISTITA

Confcommercio e Fipe Veneto contestano l’ipotesi di deregolamentazione delle attività artigiane, trasformate in locali di ristoro "ibridi" a burocrazia ridotta e senza gli stessi doveri di sicurezza dei pubblici esercizi

giovedì 24 settembre 2026
PROGETTO DI LEGGE REGIONALE SUL COMMERCIO: IL NODO DELLA SOMMINISTRAZIONE NON ASSISTITA PROGETTO DI LEGGE REGIONALE SUL COMMERCIO: IL NODO DELLA SOMMINISTRAZIONE NON ASSISTITA

La proposta di Legge Regionale sul Commercio, portata in Giunta nel maggio scorso (ne abbiamo parlato in questo articolo), non è ancora stata definitivamente approvata. Anche se c’è attesa per i tanti aspetti positivi che verranno introdotti (dalle semplificazioni ai “paletti” più stringenti per le medie strutture di vendita) a frenare fin qui l’iter della norma è principalmente la regolamentazione della così detta “somministrazione non assistita”.

Si tratta di un articolo del Pdl regionale che è stato fortemente contestato da Fipe e da Confcommercio Veneto anche nel corso dell’ultima audizione alla Terza commissione consigliare, avvenuta lo scorso 17 settembre.

Per l’Associazione più rappresentativa del settore pubblici esercizi, infatti, le disposizioni proposte rischiano di introdurre elementi di incertezza interpretativa, favorendo una progressiva sovrapposizione tra modelli imprenditoriali che il legislatore statale ha, invece, sempre tenuto distinti. La stessa relazione introduttiva al PDL evidenzia proprio la necessità di evitare che modelli di business semplificati (soggetti a oneri burocratici e strutturali ridotti) possano mutare la propria natura, trasformandosi in attività di ristorazione vera e propria, creando così un fenomeno di concorrenza sleale ai danni degli operatori tradizionali. Il rischio, insomma, è che nello stesso mercato, ovvero quello della somministrazione, operino operatori con regole ben diverse, penalizzando i tradizionali pubblici esercizi, che devono sottostare a precisi requisiti professionali e morali e alle stringenti norme relative alla sorveglianza dei locali. 

L’obiettivo della norma, però, ad avviso di Confcommercio Vicenza non è stato raggiunto con la disciplina proposta, in quanto l’estensione delle modalità di somministrazione in via accessoria alle imprese artigiane, rischia, secondo l’Associazione, di produrre una serie di conseguenze negative.

La  previsione, tramite l’articolo 68 del PDL, di una nuova tipologia di pubblico esercizio, ovvero l’impresa artigiana con tavoli e sedie, genera rilevanti criticità applicative, che rischiano di produrre impatti negativi sull'ordine pubblico, sulla tutela del consumatore, sull'efficacia dei controlli, sul governo del territorio e sul corretto equilibrio del mercato.
 
Il principale elemento contestato da Fipe-Confcommercio è quello relativo alla sicurezza pubblica, perché mentre i pubblici esercizi sono sottoposti alle prescrizioni del TULPS, le attività artigianali non lo sono. Si andrebbero dunque a creare dei luoghi della somministrazione esclusi da una serie di strumenti di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, nei quali non si possono applicare i poteri di verifica, prescrizione e accesso da parte degli organi di controllo previsti dagli articoli 9, 10 e 16 del Testo Unico sulla sicurezza, oltre che dalle specifiche disposizioni in materia di sorveglianza dei locali.  Così facendo si inseriscono nel tessuto urbano, secondo quanto sostiene Fipe Confcommercio Veneto – delle vere e proprie "zone d'ombra", con esercizi della somministrazione sottratti di fatto a strumenti di intervento e controllo particolarmente importanti, con rilevanti ricadute sul governo del territorio e la tutela della vivibilità dei luoghi. Senza contare che l’esercizio dell’attività artigianale non è di per sé soggetto ai requisiti professionali e morali richiesti per la gestione di un ristorante/bar.

Insomma, una palese disparità di tutela rispetto all’utenza, che si tramuta in una distorsione della concorrenza. Tanto più che altre attività della filiera alimentare, come i negozi al dettaglio, nell’ambito dell’attività del consumo sul posto devono sottostare a divieti stringenti (ad esempio il divieto di cottura o di somministrazione di alcolici) che non toccherebbero, invece, le attività artigianali. Si creerebbe pertanto una evidente asimmetria concorrenziale tra operatori economici soggetti a differenti obblighi amministrativi, organizzativi e gestionali, anche a tutela dei consumatori.

Tutti aspetti evidenziati, come detto, da Confcommercio Veneto durante l’audizione in Regione. L’Associazione ha inoltre accompagnato i suoi rilievi con la richiesta di una modifica degli articoli specifici contenuti del PDL Commercio, che la Federazione auspica possano essere accolte in sede di approvazione definitiva del provvedimento. 

Ora la questione torna nelle mani del legislatore regionale, chiamato a prendere una decisione mirata a disinnescare i rischi per l'ordine pubblico, l'efficacia dei controlli e la leale concorrenza.

ATTENZIONE: La notizia è riferita alla data di pubblicazione dell'articolo indicata in alto, sotto il titolo. Le informazioni contenute possono pertanto, nel corso del tempo, subire delle variazioni non riportate in questa pagina, ma in comunicazioni successive o non essere più attuali.

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