MICROCLIMA E DVR: PERCHÉ LA VALUTAZIONE NON È PIÙ OPZIONALE
Negli ultimi anni, complice soprattutto il cambiamento climatico, il tema del rischio da caldo nei luoghi di lavoro è passato da elemento marginale a fattore centrale nella tutela della salute e sicurezza.
Le ondate di calore sempre più frequenti e l’evidenza di casi reali di infortuni e malattie professionali rendono oggi imprescindibile una corretta valutazione del microclima all’interno del DVR. Non si tratta più, quindi, di garantire solo il comfort, il microclima può incidere direttamente sulla sicurezza dei lavoratori.
Prova ne è la recente ordinanza della Regione Veneto, che come avvenuto già lo scorso anno, impone lo stop alle lavorazioni a rischio caldo dal 17 giugno al 31 agosto tra le 12:30 e le 16:00.
Microclima: non solo comfort, ma rischio per la salute
La normativa (D.Lgs. 81/08) stabilisce che la temperatura nei luoghi di lavoro deve essere adeguata all’organismo umano, tenendo conto di:
Tuttavia, quando queste condizioni non possono essere mantenute – come in molti ambienti produttivi, cantieri o attività outdoor – si entra nel campo della valutazione del rischio microclimatico vera e propria. Questi sono i cosiddetti “ambienti vincolati”
In questi casi la valutazione non è facoltativa, ma obbligatoria, soprattutto dove il processo produttivo genera calore.
I dati reali: il rischio esiste, anche quando non si vede
Da alcuni casi studio analizzati emergono evidenze molto significative.
In un’indagine condotta per esempio nel settore logistica, con temperature esterne fino a 38°C:
Questo dimostra un punto fondamentale: l’assenza di sintomi evidenti non significa assenza di rischio.
Quando il microclima diventa pericolo reale
Le cause principali:
Un elemento purtroppo spesso ricorrente: il rischio caldo è sottovalutato fino all’evento critico.
Il ruolo del microclima: “indoor” non significa sicurezza
Un errore molto diffuso è considerare il rischio caldo solo per il lavoro all’aperto.
In realtà le criticità maggiori si riscontrano spesso in ambienti indoor:
Ad esempio, in alcuni casi studio emerge che:
Quando il comfort non è garantito, siamo già in una condizione di rischio.
Valutazione microclima: un processo tecnico
La corretta valutazione nel DVR non può mai limitarsi solo a un giudizio qualitativo.
Occorre infatti utilizzare strumenti e indicatori specifici come:
Questi strumenti tengono conto di:
Un aspetto cruciale: gli indici standard non tengono conto delle fragilità individuali, rendendo quindi obbligatoria anche la sorveglianza sanitaria per tutto il personale sottoposto a rischio microclimatico.
*Uno degli strumenti più diffusi per valutare se, e in quale misura, le condizioni dell’ambiente termico possano rappresentare un rischio per la salute della popolazione generale – inclusi i lavoratori che operano in “ambienti moderabili” o che non sono consapevoli del rischio da calore – è l’indice di calore (Heat Index), che si basa sui valori di temperatura e umidità relativa rappresentati nella sottostante tabella:
Prevenzione: dalla teoria alla pratica
Dagli studi emerge chiaramente che la gestione del rischio caldo richiede un approccio integrato.
Misure organizzative
Misure tecniche
Misure individuali
I fattori chiave spesso sottovalutati
Il rischio varia fortemente in base a:
Anche un ambiente “accettabile” può diventare pericoloso per:
Un cambio di paradigma per il DVR
Alla luce di quanto emerso, è evidente che la valutazione del microclima nel DVR deve evolvere: non è sufficiente dichiarare “condizioni accettabili” e non basta basarsi su percezioni o comfort.
Serve una valutazione:
Conclusioni
Il rischio da caldo non è più un tema stagionale o secondario, ma un elemento strutturale della gestione della sicurezza.
Il DVR delle imprese interessate deve quindi includere:
Valutare il microclima significa prevenire eventi gravi, tutelare la salute e garantire la continuità operativa.
Per maggiori informazioni potete contattare l’Ufficio Sicurezza di Confcommercio Vicenza – Tel. 0444 964300.
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