• Home 
  • Rubrica Sostenibilità 

LA SOSTENIBILITÀ SEMPRE PIÙ PERCEPITA COME VANTAGGIO COMPETITIVO

Lo rileva una recente ricerca: l’ESG consente di ripensare modelli di business, prodotti e processi in chiave di creazione di valore

lunedì 27 aprile 2026
LA SOSTENIBILITÀ SEMPRE PIÙ PERCEPITA COME VANTAGGIO LA SOSTENIBILITÀ SEMPRE PIÙ PERCEPITA COME VANTAGGIO

Nel 2026 la sostenibilità non è più un tema accessorio né un semplice obbligo normativo: è diventata, per il mondo delle imprese, un vero e proprio motore strategico di competitività. È questa la fotografia che emerge dalla ricerca La terza via della sostenibilità 2026” presentata nei giorni scorsi da iSustinability.

Il dato forse più emblematico è che il 67% delle aziende considera oggi la sostenibilità una leva di vantaggio competitivo, segnando un netto cambio di paradigma rispetto al passato. Non si tratta più solo di conformarsi alle regole, ma di ripensare modelli di business, prodotti e processi in chiave di creazione di valore. In questo senso, la cosiddetta “terza via” rappresenta un equilibrio tra due estremi: da un lato il negazionismo o la minimizzazione dei temi ESG, dall’altro una visione puramente normativa e difensiva.

Questo cambiamento avviene in un contesto globale complesso e instabile, caratterizzato da tensioni geopolitiche, incertezze normative e crescente pressione ambientale. Eppure, proprio in questo scenario, le imprese mostrano una sorprendente resilienza: il 77% non ha modificato i propri piani di investimento in sostenibilità nonostante il riassetto degli obblighi ESG europei con il pacchetto Omnibus (ne abbiamo parlato qui) e il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi climatici internazionali. Segno che l’ESG è ormai percepito come una scelta strutturale, non contingente.

Un altro elemento chiave è l’integrazione crescente della sostenibilità nei processi decisionali. Il 65% delle aziende dichiara che molte o tutte le decisioni strategiche sono influenzate da obiettivi ESG. Questo dato segnala un passaggio importante: la sostenibilità entra nei board, nei piani industriali, nella governance. Non è più confinata a funzioni dedicate, ma diventa parte integrante del core business.

Tuttavia, questa evoluzione non è uniforme. Il report evidenzia con forza un divario strutturale tra grandi imprese e PMI. Le aziende più grandi risultano molto più avanzate su quasi tutti i fronti: misurazione degli impatti, accesso alla finanza sostenibile, analisi dei rischi climatici e coinvolgimento dei veritici. In alcuni casi il gap supera i 50 punti percentuali. Il rischio è che la sostenibilità diventi un “privilegio dimensionale”, accessibile soprattutto a chi dispone di risorse e competenze adeguate.

Sul fronte tecnologico, emerge chiaramente il potenziale ancora inespresso dell’intelligenza artificiale. Solo il 31% delle aziende utilizza già strumenti di AI per ottimizzare gli impatti ambientali, mentre quasi la metà è ancora in fase di valutazione. La cosiddetta “twin transition” – digitale e sostenibile – è quindi avviata, ma non ancora pienamente realizzata.

Parallelamente, rileva l’indagine, cresce la consapevolezza della dimensione sociale della sostenibilità. Il 79% delle imprese non vede conflitto tra riduzione dell’impatto ambientale e tutela dell’occupazione, segno che il concetto di “just transition” sta prendendo piede. Tuttavia, solo una parte delle aziende ha sviluppato programmi strutturati per gestire gli impatti sociali, indicando un’area di maturità ancora incompleta.

Uno degli aspetti più critici riguarda invece il cambiamento climatico. Quasi la metà delle aziende (49%) ha già subito impatti operativi o economici legati a eventi climatici estremi, ma solo il 31% ha investito in modo concreto in misure di adattamento. Questo scarto tra esposizione e risposta rappresenta una delle principali vulnerabilità del sistema produttivo italiano.

Non meno rilevante è il ruolo crescente della finanza sostenibile. Il 79% delle aziende ha utilizzato, valutato o si dichiara interessato a strumenti di green finance, e oltre la metà ha già visto effetti concreti sulle condizioni di accesso al credito. In particolare, emerge un legame chiaro tra performance ESG e migliori condizioni finanziarie, a conferma che il mercato sta iniziando a premiare le imprese più virtuose.

Dal punto di vista del valore generato, la sostenibilità si manifesta attraverso diversi canali. I business case più frequenti riguardano l’efficienza energetica e la riduzione dei costi, l’innovazione di prodotto e l’accesso a nuovi mercati sensibili ai temi ESG. In alcuni casi, la sostenibilità arriva a ridefinire completamente il modello di business, trasformandosi da funzione di supporto a driver centrale di crescita.

Nonostante questi progressi, la misurazione del ritorno economico resta un punto debole. Circa il 30% delle aziende non misura ancora il ROI della sostenibilità, mentre solo una minoranza utilizza metodologie avanzate. Ciò indica che, sebbene il valore sia percepito, non sempre è ancora pienamente quantificato.

ATTENZIONE: La notizia è riferita alla data di pubblicazione dell'articolo indicata in alto, sotto il titolo. Le informazioni contenute possono pertanto, nel corso del tempo, subire delle variazioni non riportate in questa pagina, ma in comunicazioni successive o non essere più attuali.

NEWS IMPRESE